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Racconto brevissimo scritto per l’edizione 2025 del concorso letterario “la venticinquesima ora” della scuola Belleville.

Sofia si chiuse la porta alle spalle e girò la chiave due volte nella toppa. Sentiva il cuore scavarle il torace a ogni battito, la pressione sui lati del collo, il bruciore degli occhi. Si concentrò per chiuderli e riaprirli. Il bagno era stato pulito da poco, l’odore del detergente si muoveva spinto dal calore del termosifone nell’angolo. Sopra lo specchio era montato un neon che evidenziava il chiarore delle mattonelle e dei sanitari. Appoggiò la borsa sul bordo del lavandino e aprì la giacca, poi sbottonò i pantaloni e cominciò a toccarsi. Sentiva il metallo della zip grattarle il dorso della mano, mentre con le dita fredde, oltre il tessuto delle mutande, premeva e ruotava il clitoride.

Inspirando profondamente si appoggiò con la schiena alla parete. Dall’esterno arrivavano ovattate le voci dei suoi genitori e quelle della famiglia di Fabio. Sofia infilò la mano dentro gli slip e sfregò con più forza. Cominciava a provare dolore, aveva il sesso asciutto e irritato.

Si era già toccata quella stessa mattina, sotto le coperte, mentre Milo e Luna dormivano. Lei si era svegliata e aveva cominciato a farlo. Erano le cinque e un quarto e Sofia si prese il tempo necessario per eccitarsi e venire. In quel bagno, in quelle condizioni, non sapeva se avrebbe raggiunto l’orgasmo. Nonostante il dolore aumentò l’intensità del movimento, poggiò la fronte sul vetro satinato e freddo della finestra. Aveva la mandibola serrata, i muscoli dell’avambraccio rigidi.

Sentì bussare alla porta, era la voce di Laura, sua sorella, e con lei Milo e Luna.

“Sofia, sta per arrivare il feretro.”

“Arrivo.” Rispose la donna. Poi si bagnò con la saliva la punta delle dita e riprese.

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